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ANCORA SUL NOME ANUNNAKI

Questo é il terzo articolo in cui tratto il termine ANUNNAKI. Mi ritrovo a doverne ancora scrivere alla luce di alcune scoperte personali recenti su testi parecchio datati.

Prima di esporre però voglio riassumere quanto scritto nei 2 articoli precedenti:


In sostanza notavo come l' accademismo sia in genere propenso a ritenere ANUNNAKI un termine al genitivo traducibile come 'I principi di Anu' o 'La nobile stirpe' , utilizzando una traslitterazione del tipo:


A-NUN-NA +(-AK) / +(-KE4-NE)


nelle quali appunto AK o KE4-NE sarebbero i genitivi.


Questo tipo di scrittura potrebbe essere definita 'glifica' nel caso si traduca con 'La nobile stirpe' (da A = seme + NUN = principe) o 'fonemica' nel caso si traduca 'Principi di An' (da AN+NUN[NA]) poiché per comporre il fonema AN si utilizza il primo glifo A + la prima lettera del glifo NUN.


Facevo notare che a mio avviso é azzardato ipotizzare questi genitivi poiché in epoca sumera queste divinità erano chiamate ANUNNA e questo nome si scriveva con i glifi di A+NUN+NA senza nessun glifo successivo che contenesse una lettura tale da giustificare AK o KE (esistevano infatti precisi glifi che rendevano queste particelle), e facevo anche notare che nei testi accadici il nome era reso sempre e costantemente come ANUNNAKI, cioè la -KI era sempre presente.


Ebbene la scoperta in cui mi sono imbattuto pochi giorni orsono é che esistono ancora altri tipi diversi di scrittura di questo nome:



In questo verso, tratto da una copia cuneiforme dell' Enuma Elish così come compilato da Deimel ('Epos babylonicum de creatione mundi' del 1912), docente di assirologia per l' Istituto Pontificio, abbiamo ben distinti i glifi (gli ultimi 5 prima della chiusura della parentesi quadra) per DINGIR+A+NUN+NA+KI.



Questo modo di scrivere é riportato da Langdon nel suo 'The babylonian epic of Creation' del 1923, e compare in svariati punti (per esempio rigo 115 della tavola I, righi 88 e 93 della tavola II, rigo 46 della tavola III). I glifi utilizzati sono DINGIR+A+NU+UK+KI.


Ancora Langdon nel suo 'Sumerian liturgy and Psalms' (del 1919) tratta il testo catalogato 6060 (periodo Cassita - 2a colonna del retro della tavoletta – rigo 26) e ci fornisce questa scrittura:




Dunque abbiamo svariati esempi di ricorrenze in cui il KI é presente, e quindi ne giustifica la resa molto più della ipotesi di genitivo addotta dagli studiosi accademici.

Questo anche perchè, se é vero che il glifo in questione KI ha anche la lettura KE (e anche GE5), il genitivo viene generalmente espresso da KE4 e non da KE.


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