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LA NASCITA DI SATANA

Siamo abituati a considerare Satana una entità preterumana, dotata di determinati poteri, che ha lo scopo fondamentale di combattere Dio, sottrargli le nostre anime tentandoci, facendoci peccare, dannare. Sentiamo comunemente e temiamo espressioni come ‘tentato da satana’ o ‘posseduto da satana’.

Siamo abituati a sentir chiamare peccato qualsiasi atteggiamento non conforme a una serie di dettami che una data religione ci ha imposto. Così nel caso del cristianesimo, è peccato rubare, desiderare la donna altrui, mentire, commettere adulterio.

Ma fermiamoci ad analizzare tutto ciò non dal punto di vista religioso, ma da quello civile.

Siamo tutti d’ accordo che rubare è una azione infima, così come siamo tutti d’ accordo che non fa piacere sentirci raccontare menzogne. Non ci farebbe piacere se scoprissimo che nostra moglie in nostra assenza andasse a letto con un altro uomo.

Ma a questo punto, questi ‘dettami’ cosa sono? Comandamenti per meritare un paradiso, o semplici regole di convivenza civile?

E se si trasgredisce a uno o più di questi dettami, dobbiamo essere ‘dannati’ nello spirito (ammesso che uno creda nella sua esistenza) o solo puniti, sanzionati, da chi regolamenta una società civile?

Pensiamo se effettivamente una religione non sia altro che un corpus di codici, racconti, leggende, parabole, che raccontano una storia, farcita di elementi sovrannaturali e/o spirituali, che ha solo lo scopo di ‘formare’ una civiltà.

E’ proprio partendo da questo modo di vedere, e studiando la storia iconografica e archeologica che possiamo capire cosa sia successo 4000 anni fa quando iniziò a diffondersi l’ ebraismo, e ad avere il sopravvento sulle religioni locali della Mesopotamia. Un culto, una religione, è sempre accompagnato da conquiste territoriali e da usurpazioni di terre e di potere… lo abbiamo visto con le crociate, con la colonizzazione dell’ Africa, con l’ arrivo degli europei nel centro America, con la cristianizzazione dei pagani celti… stessa cosa che millenni fa successe quando i primi re di popolazione semita riuscirono ad unificare sotto una unica bandiera politica e religiosa le terre del medioriente. Il processo di unificazione religiosa passa attraverso una conquista politica durante la quale un gruppo di capi con sacerdoti annessi ha iniziato una opera di ‘riscrittura’ della storia, delle regole di vita, cercando di cancellare ciò che la popolazione che veniva conquistata aveva come riferimento.

L’ ebraismo, fenomeno culturale religioso e civile che si può far risalire alle popolazioni semitiche, nella sua fase iniziale (II millennio a.C.) era per lo più enoteista, cioè aveva una divinità principale (El) ma riconosceva anche le divinità dei paesi in cui si diffondeva; solo successivamente si evolvette a religione monoteista. Nella sua fase enoteista, l’ ebraismo semita, che era di stampo enlilita (cioè evoluto di generazione in generazione all’ interno delle popolazioni mesopotamiche che adoravano Enlil, la divinità mesopotamica più potente) ebbe la meglio sulle religioni camite che invece erano di stampo enkita (dall’ adorazione di Enki, che era il fratello di Enlil nel pantheon sumerobabilonese) e bandì le divinità non affini. Tutte le divinità enkite quindi (Enki stesso, con i suoi figli Marduk, Ningishzidda, Nergal, Gibil e Dumuzi) vennero ‘demonizzate’ e definite ‘Shaytan’, il termine aramaico per ‘Avversario’. Avversario della divinità ufficiale di derivazione enlilita che i semiti adoravano, Jahwe, figlio di El (nella mitologia assira si chiamava Jaw).

La stirpe camita/enkita comprendeva le popolazioni libanesi, egiziane, e dell’ Africa centro-orientale. Tutte le divinità di queste popolazioni vennero accomunate dunque nella figura dell’ avversario-satana definendo una struttura gerarchica che vedeva a capo Satana (shaytan) nella figura di Enki, che comandava le orde di ‘demoni’, i suoi 5 figli più tutte le altre divinità minori loro seguaci.

Da un punto di vista dell’ iconografia questo passaggio è evidente. Il simbolo che nella cultura mesopotamica rappresentava Enki, era il serpente.

Ningishzidda, suo figlio, che in Egitto era adorato con il nome di Thot, era rappresentato da 2 serpenti attorcigliati. Sono numerose le raffigurazioni sumere e accadiche sia di Enki sia di Ningishzidda accompagnati / rappresentati da un serpente e, particolare importantissimo, dall’ albero della vita.

 

 

Questo è un particolare degno di nota perché, nel racconto della Genesi, è il serpente a tentare Eva a far mangiare il frutto dell’ Albero della Conoscenza, fatto in seguito al quale Dio espulse Adamo ed Eva per impedirgli di mangiare anche dall’ Albero della Vita. L’ icona del serpente è tuttora utilizzata dal cristianesimo, derivazione ‘anomala’ dell’ ebraismo, come rappresentazione di Satana.

 

 

Non solo, esiste un cilindro sumero che mostra la scena della tentazione.

E’ chiamato appunto ‘Cilindro della tentazione’, è conservato al British Museum ed era conservato nella biblioteca personale di Ashurbanipal. Mostra una donna e un dio seduti, un albero, e un serpende dietro il dio, per identificarlo in Enki o in una divinità della sua stirpe.

 

 

Alla fine dei conti, Satana non è altro che una divinità adorata da quei popoli che poi furono soggiogati dai semiti i quali imposero il loro ‘protettore’ Jahwe come unico dio.

Capirete quindi che, espressioni come ‘tentato da Satana’, o ‘posseduto da Satana’, non hanno nessuna valenza reale, se non indicare persone che conducono una vita (religiosa ma non solo) al di fuori dei dettami imposti dal popolo semita migliaia di anni fa e arrivati a noi come ‘comandamenti’.

Tra l’ affermazione dell’ ebraismo monoteista e i ‘comandamenti’ così come ci sono arrivati comunque ci sono circa 1000 anni di salto. Nel frattempo, un’ altra serie di ‘comandamenti’ era stata promulgata da un imperatore enlilita: il codice di Hammurabi. Risalente al 1770 a.C. circa, era un codice di circa 300 leggi che regolamentava la vita politica e civile nell’ impero babilonese.

Babilonia all’ epoca stava sotto il dominio enlilita, gli imperatori avevano spesso nomi di divinità enlilite (il padre di Hammurabi per esempio si chiamava Sin-Muballit – Sin era il nome babilonese di Nannar, divinità sumera e nipote di Enlil). Quando, secondo la bibbia, Jahwe diede a Mosè i comandamenti, essi in effetti non erano altro che un ‘estratto’ del codice di Hammurabi o di codici civili simili. Normalissime e naturali regole di vita civile.

Nonostante la figura di Satana rappresenti Enki, il personaggio più demonizzato dall’ ebraismo fu Marduk il ribelle, figlio di Enki. Marduk infatti, aveva al suo seguito il popolo egiziano (presso cui era adorato come Ra) e quello babilonese. Con l’ aiuto di suo figlio Nabu si ribellò al dominio enlilita conquistando Babilonia, dove edificò la sua dimora (L’ Esagila) e per affermare la sua supremazia fece edificare una torre.

Fu a quel punto che, secondo la bibbia, Jahwe distrusse la torre di Babilonia e ‘confuse le lingue degli uomini’. Da un punto di vista prettamente storico/culturale ciò significava un nuovo affermarsi del semitismo enlilita e del monoteismo. La fase monoteista dell’ ebraismo passa anche un percorso durante il quale tutti gli attributi e le opere di tutte le divinità precedenti vengono associati alla divinità unica, Jahwe. Non solo quelle enlilite, ma anche quelle enkite. Troviamo quindi da una parte una demonizzazione di questa fazione, ma allo stesso tempo la privazione di queste divinità delle loro caratteristiche peculiari che vengono attribuite a Jahwe. Ciò genera quelle incongruenze che si notano leggendo la Genesi, in particolare i repentini e inspiegabili cambiamenti di idea di Dio.

Fermiamoci a pensare alla storia del diluvio. Dio decide di sterminare la razza umana peccatrice e salva però un uomo con i suoi 3 figli. Ciò ci viene spiegato con il fatto che “Noè trovò grazia perché era puro dinanzi a Dio”.

Eppure dopo il diluvio, quando Noè coltiva il vigneto, produce il vino e si ubriaca, avviene qualcosa che ci deve far riflettere. Mentre Noè giace nudo nella sua tenda, suo figlio Cam entrandovi vede le due nudità. Quando Noè se ne accorge lo maledice e auspica in nome di Dio che:

“Maledetto sia Cam! L’ ultimo degli schiavi sarà lui per i suoi fratelli”.

Allora Dio si era sbagliato e Noè non era poi così puro? Oppure si era sbagliato perché non erano così puri i suoi figli?

Questo dilemma si spiega andando a leggere il mito di Atra Hasis /

Ziusudra, la figura corrispondente a Noè nel mito sumero e babilonese del diluvio. In esso sono 2 le figure coinvolte. E’ Enlil il dio iracondo che decide di sterminare gli uomini, mentre è invece Enki il dio misericordioso che comunica a Ziusudra la decisione di Enlil e gli dà istruzioni per costruire l’ Arca.

L’ azione di attribuzione a Jahwe di tutte le opere, epiteti, e caratteristiche degli altri dei precedenti è anche alla base del plurale che spesso compare nella bibbia. Ci sono vari passi della Genesi che trovano corrispondenza in scritti precedenti di almeno 1000 anni, come per esempio la creazione di Adamo. Una tavola accadica rinvenuta a Ninive racconta di un consiglio degli dei Anunnaki (il pantheon sumero) durante il quale Enki propone la creazione di un ‘Lulu’ ossia un lavoratore primitivo che portasse il giogo degli dei. In questa tavola vengono riportati dialoghi tra le varie divinità, con tanto di obiezioni da parte di alcune di esse perché :”mai nessun essere è stato creato dal nulla” e la risposta di Enki, che è arrivata fino a noi tramite il riassunto presente nella Genesi:

L’ essere di cui parlo esiste già, dobbiamo solo imprimergli la nostra immagine, il nostro marchio – creiamo un essere a nostra immagine, che sia lui a portare il fardello degli dei”.

Paradossalmente, secondo gli scritti accadici fu proprio Enki (assieme a sua sorellastra Ninmah) a creare il primo uomo, e successivamente Enlil a porlo nell’ Eden (E.Din era la zona della Mesopotamia a oriente di Eridu, sulle sponde dell’ Eufrate).

Comico come questa azione fu attribuita a Jahwe, e il creatore dell’ uomo Enki fu poi chiamato ‘Shaytan’, avversario di Jahwe.

L’ uomo è una creazione di Satana.


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